…Noi Genitori

Tutti noi che abbiamo dei figli sappiamo quanto sia difficile essere genitori, e siamo consapevoli che è impossibile non fare errori. Pertanto, quello che verrà discusso in questa sede non è per puntare il dito sulle mancanze di mamme e papà, ma per porre degli interrogativi che nel tempo potrebbero essere costruttivi per il futuro dei figli e per l’armonia della famiglia. In parte si è toccato questo argomento anche nell’articolo ‘vivere la scuola’.

Solitamente un genitore che porta il bambino in terapia perché ‘non parla bene’ o perché ‘va male a scuola’ pone tutta la sua attenzione sulle difficoltà del bambino, senza sapere che spesso le difficoltà dei piccoli dipendono da circostanze che si creano nelle famiglie, o da difficoltà di comunicazione tra genitori e figli. Si ritiene, infatti, che il bambino debba fare terapia, e se il terapista indirizza i genitori verso colloqui psicologici, spesso si hanno delle resistenze, proprio perché si ha l’idea che ‘il problema è del bambino, non il mio!’. Mi rendo conto di quanto questo discorso sia difficile da affrontare da parte di un genitore, però vorrei testimoniare quanto i bambini dipendono da noi adulti.

Faccio un esempio pratico: un bambino viene presso il mio studio con un ritardo di linguaggio severo, tanto che nessuno riesce a capirlo. La mamma manifesta intollerabilità nei confronti del bimbo, dicendogli ripetutamente: ‘perché non parli?…perché non lo dici bene? ..se stai attento lo dici bene…’ il bimbo, continua nella sua mutezza a guardare la mamma con gli occhi di un innamorato che si sente tradito. La mamma non accetta che suo figlio sia ‘diverso’ dagli altri. Il bimbo non capisce perché la mamma è tanto arrabbiata con lui! Le fa disegni che lei, invece di gratificare, giudica come immaturi per la sua età. Lo pone forzatamente di fronte ai libri, con il pennarello in mano…insomma, non gli piace per quello che è; lo vorrebbe diverso. Questo figlio non risponde alle proprie aspettative, ed è per questo che agli occhi della mamma, anche ciò che a quell’età è fisiologico, normale, per lei è troppo poco. Questo è un bimbo che non può aver voglia di crescere, perché la mamma è troppo esigente, lo mortifica…è un bimbo che avrà paura di parlare, di esprimersi. Si sentirà sempre giudicato, perché il suo primo approccio con il mondo è di una realtà eccessivamente esigente. Ci si può meravigliare del fatto che questo bambino abbia una difficoltà di linguaggio così importante? In queste circostanze, il punto nodale è lavorare sul linguaggio o sulla relazione madre-figlio? Cosa può ottenere il lavoro di un logopedista, se a casa non c’è comunicazione, complicità…?

Probabilmente parliamo di un bambino che avrebbe avuto un ritardo di linguaggio anche in condizioni familiari più tranquille, ma certamente questo rapporto con la figura genitoriale di riferimento non lo aiuta assolutamente verso lo sviluppo e l’espressione delle proprie risorse.

Spesso molti genitori limitano inconsapevolmente la conoscenza del mondo ai piccoli, per non farli sporcare, o per non essere troppo impegnati…ma quanto è importante, per un bambino, scoprire il mondo esterno attraverso la manipolazione (uso del pongo e dei colori a dita), oppure il poter gattonare felicemente per casa, piuttosto che stare dentro un box? È attraverso la conoscenza e la corrispondenza tra mondo esterno ed interno che il bambino scopre il linguaggio. Fare un disegno (anche uno scarabocchio) è linguaggio, perché è espressione di sé! Quanto è importante che un genitore gratifichi il figlio anche se il disegno che ha fatto è incomprensibile…! La gratificazione è il suo motore, è ciò che lo conduce verso l’autostima!

E quanto è importante lasciare ai bambini lo spazio per parlare? Nella nostra società si parla sempre meno, e si fa parlare troppo la televisione! Si mangia mentre si guarda la tv, cosa che rallenta la digestione, e annulla la funzione del ‘mangiare insieme’, cioè ‘condividere’ il cibo, comunicare, esprimersi vicendevolmente…

Oppure spesso si ha l’idea che i bambini debbano mangiare prima dei genitori, anche se non esistono reali necessità. Certamente è più comodo, perché forse si riesce a cenare più tranquillamente, ma perdiamo un’occasione per stare tutti insieme e raccontarci vicendevolmente la giornata! Inoltre…quanto diamo ai nostri figli la possibilità di vedere mamma e papà che parlano, così da poter prendere esempio, e quindi desiderare di parlare in maniera efficace?

In alcune circostanze avviene il contrario: sono i bambini a parlare troppo, a ‘dettar legge’ ai genitori. Anche questo è un atteggiamento che non favorisce il corretto sviluppo della persona. Bisogna cercare l’equilibrio, la giusta via, che ci permette di esercitare l’autorità genitoriale, dando però spazio allo sviluppo della singolarità di ciascun figlio.

Un altro punto dolente è l’autonomia. Quanta fatica facciamo a rendere autonomi i nostri figli? Spesso li imbocchiamo, li laviamo, li vestiamo, scegliamo i loro vestiti, la merenda di scuola, controlliamo i loro quaderni, li interroghiamo a nostra volta su ciò che hanno fatto a scuola, facciamo loro lo zaino, scegliamo il loro sport…come possiamo pensare che bambini così poco autonomi abbiano voglia di crescere? Vedo in questi tipi di educazione un pericolo per i bambini! Lo sviluppo del linguaggio e dell’apprendimento scolastico sono strettamente collegati al desiderio di crescita. Platone diceva di fornire delle ali ai nostri figli, cosicché all’occorrenza possano volare. Dentro questa saggezza c’è il segreto della genitorialità.

Occuparsi dei figli è un compito gravoso, ma se ci si ‘distacca’ un po’ dalle nostre necessità o dalla nostra storia personale, possiamo adempiere a questo dovere con maggiore leggerezza, e soprattutto proiettati verso il bene assoluto dei nostri figli! E se talvolta ci si rende conto delle nostre difficoltà…perché rifiutare un aiuto?

Sonia Chialastri

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