Quale scuola, classe, insegnante?

Un punto su cui i genitori si soffermano lungamente, e su cui mi chiedono consiglio, è quale scuola, classe o insegnante scegliere per il proprio figlio. Ma spesso accade che, dopo aver fatto la propria scelta, capiti una situazione spiacevole, come per esempio una classe dalla condotta ingestibile, o un’assenza imprevista di un’insegnante su cui avevano tanto investito, con il successivo inserimento di una nuova figura, che implica la ricerca di un nuovo equilibrio. E se questo nuovo equilibrio tardasse a venire? I genitori, naturalmente, pensando di fare il meglio per il proprio figlio, con il solo scopo di permettergli di progredire a livello didattico, ritengono che la soluzione a questo problema sia il cambio della scuola. Pensiero legittimo da parte del genitore! Ma è sempre la scelta giusta? Su quali dati ci possiamo basare per compiere questa scelta?

Ritengo che, innanzitutto, la scelta vada ragionata con calma e non presa su due piedi, in un momento di rabbia o di angoscia.

Successivamente il genitore deve porre aspetti positivi e negativi della permanenza e del cambio scuola sul piatto della bilancia, e farsi guidare verso la scelta migliore per il singolo bambino! Non esiste, infatti, ‘la scelta’ ! Ogni individuo è inserito in un contesto che è unico per ciascuno! Come poter, dunque, dare delle regole preconcette, a prescindere dal proprio vissuto?!

Vediamo alcuni degli aspetti positivi che potrebbero emergere dal proseguimento in un contesto classe poco armonico – ossia in cui alcuni bambini troppo ‘esuberanti’ catturano l’attenzione dell’intero gruppo classe, oppure in un contesto in cui viene a mancare armonia tra bambino e insegnante – :

a.   Il bambino può acquisire certamente la possibilità di conoscere sé stesso in quanto ‘essere diverso da altri’, e  quindi migliorare la propria identità personale, avendo la possibilità di scegliere chi vuole essere, e come vuole comportarsi quando è inserito in un gruppo sociale;

b.   Il bambino può diventare più forte, in virtù del fatto che fa esperienza fin da piccolo della ‘diversità’ che si incontra nell’altro, e dunque del rispetto, ma anche del superamento di questa diversità;

c.    Il bambino non si trova improvvisamente sradicato e catapultato in una realtà completamente nuova e già ‘formata’.

Gli aspetti negativi della permanenza, credo siano di facile individuazione. Menzionerei:

d.   Scarsità della didattica, intesa come ‘rimanere indietro’ rispetto alle conoscenze dei pari;

e.    Subire il comportamento dei pari (o dell’adulto) come una ‘violenza’, con conseguente demotivazione o abbassamento dell’autostima.

Un aspetto negativo da non sottovalutare, invece, nel caso in cui il bambino si trovasse a cambiare scuola, è il fatto che si troverebbe a dover ricominciare daccapo, con alle spalle un bagaglio di esperienze fallimentari, che non gli permetterebbero di affrontare serenamente la nuova esperienza con, inoltre, la scarsa certezza che non incontrerà situazioni simili.

Certamente il punto e. richiede un’attentissima valutazione, in quanto il bambino è un essere in crescita e non avendo, appunto, gli strumenti per elaborare alcuni vissuti, rischia di viverli passivamente e negativamente, in modo tale che gli si ritorcano contro.

Dunque, ripeto: poniamo particolare attenzione a questi aspetti!

…Però, anche laddove il punto e. si manifestasse, il bambino si troverebbe solo? Verrebbe lasciato a sé stesso, con la sua visione negativa della vita? Oppure gli verrebbe dato un aiuto nel ridimensionare l’importanza che le altre figure che incontra nella vita possono avere? Pensiamo a quanto sarebbe diverso, per un bambino, vivere la situazione descritta precedentemente, da solo o con l’aiuto dei genitori che lo accolgono, gli spiegano, lo confortano… Ed è qui che possiamo vedere gli aspetti positivi della permanenza in un ambiente scolastico poco empatico, per qualsivoglia motivo. Il bambino avrebbe la possibilità di capire che siamo tutti diversi, e dunque che nulla è scontato! Non avrebbe più la visuale del faccio/sono giusto o sbagliato, perché aiutato dalla famiglia potrebbe finalmente capire che la vita è una questione di scelta e non di etichette. Forse avrebbe modo di capire il perché delle regole sociali (come il comportarsi a modo), e non le vivrebbe più solo come ‘si deve fare’, ma come ‘faccio perché ho capito il valore’ di questa regola. Pensate a quando un diciottenne si trova a guidare la macchina per la prima volta da solo. Scatta il semaforo rosso. La regola dice: ‘Non si può proseguire: fermo!’. Se il ragazzo non è abituato a riflettere sulle regole, può decidere di far finta che la regola del semaforo non esista, e di passare anche se è rosso. Se, invece, è abituato a fermarsi sulle regole, e ragionarne il principio ed il valore, decide di non passare col semaforo rosso perché potrebbe mettere in pericolo la propria vita e quella altrui!

Chi è abituato, fin da piccolo, a catalogare le cose come giuste o sbagliate finisce col non aver proprietà del mondo e di sé. Quanto, dunque, quell’esperienza nella scuola può essere importante? Inoltre, quanti ambienti incontrerà il bambino, da grande, da cui non potrà ‘fuggire’?

Il primo scopo della scuola, a mio parere, non è l’istruzione, ma l’educazione alla vita.

Con questi discorsi non intendo affatto minimizzare il problema di alcuni bambini all’interno di situazioni scolastiche problematiche. Ho il solo scopo di sensibilizzare i genitori che, come me, hanno dovuto guidare i propri figli verso un’elaborazione delle difficoltà incontrate, mettendo l’accento sugli aspetti positivi.

Dunque, la famiglia accompagni il figlio a scuola, e rimanga lì con lui anche quando sembra lasciarlo solo. Lo educhi alla ‘diversità’ dell’altro, alla pazienza, al rispetto dei diversi tempi di maturazione, all’accettazione delle ‘regole’ anche quando non se ne capisce il motivo, ed all’elaborazione di quelle che sono più alla sua portata. E, ancora, la famiglia sostenga il bambino nella scelta di chi vuole essere, come vuole comportarsi, senza chiudere gli orizzonti nella teoria di un comportamento giusto/sbagliato.

Forse i bambini che hanno la possibilità di vivere questa esperienza diventano forti, consapevoli, attenti alle necessità altrui e al benessere comune.

Se un gruppo di bambini, in una classe disagiata, riuscisse a percorrere questa strada, diverrebbe così forte da riuscire a trascinare anche gli altri. Questa è la meravigliosa esperienza della vita comune!

Sonia Chialastri

Articoli Correlati:

Un pensiero su “Quale scuola, classe, insegnante?

  1. Ho sempre pensato che il modo peggiore per affrontare un problema sia quello di aggirarlo. Cambiare la scuola in corsa, a meno di gravi motivi, è una scelta spesso che non porta ad una soluzione del problema ma solo ad rimandarla.

    Però devo anche dire che questo problema l’ho sempre visto come persona che sia come studente che come padre non ha vissuto, almeno per il momento, questo avvenimento. Io spesso dico che uno si “merita” i maestri che ha, nel senso di trovare sempre un senso, un disegno nelle persone che la vita ti pone davanti. C’è sempre un motivo…

    La scuola però non deve e non può diventare un capo espiatorio, forse è questo il problema, che invece di interrogarci noi genitori sui motivi per i quali nostro figlio si trova male, spesso si da la colpa ai maestri, alla struttura…

    Troppo facile!!!

    Provate a spiegare una due pagine di una materia a vostro figlia… provate a spiegarlo a vostra figlia e a una sua amichetta… le cosa cambia. L’ho provato sulla mia pelle… insegnare di questi tempi a 25-30 bambini è un grane sforzo e nella massa purtroppo non si riesce a seguire il singolo e la curva di attenzione è tale che non si riesce fare lezione per tante ore…

    E secondo me non possiamo pretendere che l’educazione sia a carico della scuola, si può contribuire, supportare…. ma tutto devi iniziare nella famiglia, i nostri figli devono sentirsi amati, al centro, rassicurati e rincuorati. Come dici te Sonia educati al rispetto, alle regole ma soprattutto allo studiare al di la del voto proprio o dell’altro, al di la se la maestra non ti ha messo il giusto, perché lo studio è un arricchimento personale che non ha come fine il voto ma solo la conoscenza ed un accrescimento culturale che permetterà a nostri figli di essere soggetti attivi e pensanti in questa società sempre più alla deriva.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>