A chi soffre

Dedico qualche rigo alle tante persone che ho incontrato e che soffrono per varie vicende della vita.

A chi si sente abbattuto, senza speranza;

a chi è provato dalla malattia;

a chi vive il dolore e la morte da vicino;

a chi fatica nel vivere;

a chi si sente inutile, senza ruolo;

a chi pensa di non essere un buon genitore;

a chi vorrebbe fare di più, ma i suoi limiti non glielo permettono;

a chi non si sente amato, sostenuto;

a chi si sente solo e pensa che ormai la vita ‘è andata’;

a chi non osa più compromettersi e ‘rischiare’, nell’amore, nella donazione di sé;

a chi pensa di esser riuscito a fare troppo poco;

a chi si sente ‘vecchio’ anche se non lo è;

a chi ha perso qualche battaglia e si sente fallito;

a chi voleva fare il bene ma ha fatto il male;

a chi ha messo una corazza per difendersi, ed emana stizza quando l’altro si avvicina…

vorrei dire: ferma il tempo per qualche istante. Ascolta il tuo cuore. ACCOGLITI. Prenditi per mano, cullati, come fossi un bambino. Guarda le tue paure, le tue ansie, i tuoi dolori, la tua malattia, e riponili in una cesta. Guardali da fuori.

Ora, ascolta il tuo respiro: gusta il tuo rinnovato senso di libertà.

Torna alla vita!

Non pretendere da te stesso ciò che non puoi darti. Non essere troppo severo. Ricordati che dentro di te c’è un bambino: accoglilo!

Accogli la tua debolezza;

accogli le tue incapacità;

accogli i tuoi dolori…

Accogliti con dolcezza! Sii tenero con te stesso!

Quest’accoglienza ti permetterà di stare in armonia con chi incontri, e ti offrirà la meravigliosa possibilità di scoprire che tutto è in eterno movimento, e che, anche se pensiamo si essere troppo ‘piccoli’, inutili, siamo parte di un meraviglioso dipinto, che è la vita. Ognuno di noi è una sfumatura di questo quadro. Se non fosse così ricco di colori non sarebbe ugualmente espressivo.

Fratel Carlo Carretto in uno dei suoi più famosi scritti diceva:

‘La maggior parte degli uomini su questa terra non riesce a realizzarsi nell’ azione.
Chi per debolezza, chi per povertà, chi per ignoranza casca sul sentiero del fare. Sconfitto, umiliato, disoccupato non gli resta che piangere.
Ma dopo il pianto, dopo la “sofferenza” se riesce a capir chi è Dio e cosa vuole fare di lui e della sua povertà, scopre il segreto più grande della vita e del Regno: in Dio non conta fare o non fare, riuscire o non riuscire, conta amare.
E se il mio amore non si è realizzato nell’azione,  si realizza oggi nel mio desiderio di povero.
E se il mio amore non si è realizzato nel matrimonio si realizza nel sogno che avevo di lui.
E se il mio amore non si è realizzato nel celibato si può realizzare nella sete che avevo di lui.
Non c’è limite al desiderio e possiamo veramente dire:
“Noi siamo i nostri desideri.
Io ho ciò che ho desiderato”.
Nell’azione ho scoperto il mio limite e la mia impotenza, nel desiderio ho realizzato il mio vero sogno, nel reale ho capito la terra, nel desiderio ho intuito il Regno’. (Il deserto nella città, 1986, San Paolo).

                                                                                                                      Sonia Chialastri

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