Esperienza della malattia

Ecco la prima esperienza che Nuova Logopedia pubblica, Chi vuole raccontare la sua storia vissuta direttamente o indirettamente, anche in anonimato, lo può fare inviando la stessa via email. Può essere di aiuto per chi la legge. Un grazie a Marta per l’esperienza che da vita alla sezione “Esperienze”.

Circa cinque anni fa cominciai ad avere i primi sintomi. Speravo non fosse una malattia neurologica, e che tutto fosse dettato da una grande, eccessiva stanchezza… poi sono seguiti quattro anni di sofferenze, tra una diagnosi e l’altra, un ospedale e l’altro; mille visite ed esami strumentali…fino al punto di perdere completamente me stessa, quel poco di me stessa che possedevo!

Ho toccato il fondo.

Ho fatto l’esperienza dell’annegamento.

Stavo per rinunciare alla vita, mi stavo per rassegnare alle onde che mi travolgevano.

Ad un tratto un risveglio. Una mano tesa, come in un sogno all’alba di un nuovo giorno: una speranza viva: una luce che da lontana si avvicinava lentamente.

Cercava me, ed io cercavo lei!

Era una splendida fata che portava in mano la mia vita, aveva con sé un sacco di tela juta; sembrava pesante, ma non lo era. Era pieno dei pezzi della mia vita passata. Come un vaso prezioso fatto in mille pezzi era la mia vita. La splendida donna sorridente me li ha donati, da custodire, da curare, da rimettere in ordine, da rincollare… non potevo tradire la sua dolce espressione del volto, che lasciava trasparire quanto per lei fossero importanti quei pezzi di storia. Io non volevo, mi ribellavo, non capivo.

Perché tirar fuori tutti quei rottami? Era roba troppo vecchia, troppo malandata…che uso ne avrei potuto fare?

Perché la dolce fata li aveva affidati proprio a me, e perché ci teneva così tanto?

Una mente in delirio! Il mio spirito di buona volontà mi costrinse a rispettare questo volere, e cominciai faticosamente a tirar fuori i pezzi. Un caos infernale uscì fuori da quel sacco maleodorante. Tiravo fuori pezzi che non sapevo collocare in nessun posto.

Grande fatica di quei lunghi, lunghi giorni!

La tenacia e la perseveranza mi furono compagne fedeli; qualcosa mi spingeva a continuare. Dentro di me la spinta vitale si faceva sempre più forte… spesso dovetti chiedere aiuto; da sola non riuscivo a capire. I pezzi non tornavano, sembrava sempre che ne mancassero alcuni; oppure erano troppo grandi rispetto ad altri infinitamente piccoli. Qualcuno mi aiutò a ridimensionare, a capovolgerne alcuni. Soltanto elaborandoli uno ad uno e facendo questo meticoloso lavorio di ridimensionamento, riorganizzazioneerilettura riuscii a portare a termine il progetto. Ne uscì un vaso splendidamente decorato; immagini di vita quotidiana erano rappresentate lungo tutta la sua superficie.

Colori forti emergevano splendenti: rosso, blu, giallo.

Il fuoco, l’amore, la carnalità, la passione…

…il mare, il cielo, la regalità, l’infinito, la profondità…

…il sole, la luce, il calore, l’energia…

…e mi accorsi che questa era la mia vita passata.

Imparai a guardare questi misteri senza spaventarmi, imparai a trovare in essi me stessa. Imparai che ‘tutto concorre al bene di coloro che amano Dio’(Rm 8, 28). Ringraziai la fata, in cuor mio, perché non la rividi più.

Uno splendido dono!

Un vaso costituito dal passato e colmo del presente. Ricchezze che escono fuori come dal cappello di un mago. Risorse infinite. Splendori indimenticabili. La fata mi fece un grande dono, perché restituendomi il passato mi regalò il presente! Ed ora studio più di quanto avrei potuto fare iscrivendomi all’università, sogno che non ho mai potuto realizzare! Sostengo ogni giorno un esame diverso. Mi sto specializzando sul rispetto di me, sull’autostima, sull’autoconoscenza, sul rispetto della diversità dell’altro, sulla consapevolezza della debolezza propria e altrui, sulla femminilità, sulla maternità, sulla scrittura, sulla pittura, sui rimedi naturali, sul gusto di chiedere aiuto e sulla scoperta che accettare l’aiuto degli altri è una delle esperienze più belle che si possa fare. Tutto ciò lo devo alla mia carissima amica e compagna di viaggio, Sonia …ed è più di quello che chiedevo quattro anni fa!

Questo è quello che auguro a chiunque, sia esso una persona ‘sana’, che ancora non conosce la malattia, sia esso un ‘malato’…chiunque tu sia, che leggi ciò che trapela dalla mia esperienza: possa tu scoprire la ricchezza che c’è in te, in qualsiasi circostanza della vita. Possa tu scoprire il gusto di lottare e la gioia di una vita nuova!

Sono qui a testimoniare che anche là dove c’è un limite fisico, che noi chiamiamo ‘malattia’, la nostra vita ha un grande valore, e che spesso è proprio grazie a questo ‘limite’ che, aiutati a dovere, possiamo cogliere aspetti di noi che, diversamente, mai riusciremmo a scoprire!

Marta

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Un pensiero su “Esperienza della malattia

  1. Dobbiamo per forza passare per la via della sofferenza per rinascere? Bisogna per forza morire per risuscitare? Si può apprezzare la vita e doni che ti offre senza dovere cadere nel baratro? Più vado avanti nella mia vita (sono passato nel secondo tempo da circa 2 anni) e più mi rendo conto che quando le cose vanno bene non si cresce più di tanto… è necessario un “calvario”, una “croce” personale o di una persona che ami per dare un senso alla vita. Grazie Marta per questa esperienza di vita vissuta perché nonostante tutto, e scusate la banalità della frase, questa vita vale la pena di viverla.

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